Integrale si o no?

Buon Lunedi’ amici!

Riprendiamo insieme la settimana parlando ancora di alimentazione!

Oggi introduciamo un altro argomento utile a  tutti coloro che vogliano approfondire le proprie conoscenze in ambito alimentare e intraprendere uno stile di vita salutare.

Sentiamo tanto parlare in giro, dalla vicina di casa all’esperto in tv, di cibo integrale; ne vediamo pieni gli scaffali dei supermercati che ci propinano cibi di ogni tipo e riteniamo che mangiare integrale sia la scelta più idonea per mantenerci in salute!

Ma sappiamo davvero di che cosa si tratta? E nutrirsi di solo cibo integrale rappresenta davvero la scelta più giusta? 

Innanzitutto, per inquadrare il discorso del cibo integrale è bene aprire una parentesi sull’immenso capitolo nel quale esso stesso rientra, ovvero quello dei carboidrati.

I carboidrati sono composti ternari di carbonio, idrogeno e ossigeno, che rivestono un’importanza fondamentale nella dieta dell’essere umano tanto che i nutrizionisti consigliano di introdurre una quantità di carboidrati  pari circa al 60% dell’intero fabbisogno energetico giornaliero, a meno di patologie o condizioni particolari.

Si tratta della prima fonte di energia del nostro organismo tanto che tutto l’eccesso di carboidrati in più che introduciamo nell’ambito della nostra alimentazione non viene buttato via  ma viene depositato, in parte, sottoforma di glicogeno nel fegato e nei muscoli e, in parte,  come  grasso.

I carboidrati li ritroviamo sia in alimenti di origine animale sia vegetale sotto varie forme anche se è chiaro che la loro percentuale negli alimenti vegetali è certamente più alta.

La prima classificazione utile, nonché la più intuitiva, è quella che divide i carboidrati, più comunemente noti come ‘zuccheri’ ai non addetti ai lavori, in due grosse categorie :

  • zuccheri semplici;
  • zuccheri complessi.

Esempi di zuccheri semplici sono il saccarosio, ovvero il comune zucchero da tavola, nonché glucosio e fruttosio, mentre zuccheri complessi sono l’amido e la cellulosa.

Qual è la differenza tra le due categorie?

Innanzitutto i glucidi forniscono tutti energia di pronto utilizzo, tanto che è proprio da essi che l’organismo ricava l’energia di cui necessita in prima battuta, pensando poi in seguito ad utilizzare proteine e grassi il cui metabolismo cerca di essere, in un certo senso,  ‘risparmiato’ e messo in atto qualora le riserve di carboidrati non siano più disponibili. Però è chiaro che uno zucchero semplice fornisce un’energia immediatamente utilizzabile a differenza di uno zucchero  complesso che richiede del tempo per essere scomposto nelle sue parti semplici e assorbito.

Dunque sarebbe opportuno consumare nel corso della giornata preferibilmente zuccheri complessi, quindi prodotti come la pasta e i suoi derivati  o il pane, in quanto essi, rilasciando energia gradualmente, prevengono  bruschi squilibri della glicemia.

Gli zuccheri semplici servono però anch’essi, seppure in misura minore (circa il 10% dell’intero fabbisogno giornaliero di glucidi) , perché bisogna considerare che il nostro organismo per svolgere molte delle sue attività necessita di  glucosio, quindi è necessario fornirgli tutto ciò di cui ha bisogno per evitare problemi.

Parlando dei dolci in un precedente articolo, abbiamo chiarito già il discorso dell’indice glicemico per cui ancora una volta va sottolineato che sarebbe necessario prediligere nella propria alimentazione cibi a basso indice glicemico per tenere sotto controllo il rilascio di insulina da parte del pancreas e per facilitare la corretta riuscita di una terapia nutrizionale.

Una componente molto importante della nostra dieta è rappresentata dalla cosiddetta fibra alimentare contenuta solo negli alimenti di origine vegetale dunque frutta, verdura, legumi e cereali.

Strutturalmente ci troviamo ancora nella categoria dei carboidrati anche se c’è da sottolineare che le fibre non possono essere considerate propriamente dei nutrienti o degli alimenti visto che il loro apporto calorico è trascurabile e possiamo dire che le fibre non vengono per la maggior parte assorbite, al contrario, vengono eliminate con le feci. Se pensiamo che una componente della fibra alimentare è la cellulosa e che noi non abbiamo enzimi per digerirla allora ci rendiamo conto di quanto questo ragionamento sia valido!

Sembra allora che le fibre svolgano essenzialmente il ruolo di coadiuvare la nostra alimentazione aiutando a mantenere un corretto stato di salute e di prevenire alcune patologie.

Vediamo dalla scheda seguente alcune proprietà delle due tipologie di fibre alimentari note.

Fibra alimentare

Informazioni su Marilena Grassihttps://marilenagrassiblog.wordpress.comTarantina di origine, Biologa nutrizionista per amore. Il mio ruolo è quello di fornire una guida nell'intricato mondo dell'alimentazione. Perchè il cibo è una passione e nutrirsi con amore il segreto del benessere.

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